Come diventeremo

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Un pastificio unico al mondo

Interamente biologico, ridurrà i consumi energetici del 60%, aumenterà la produzione e, di conseguenza, i posti di lavoro, offrirà un parco agli abitanti di Casteldidone, avrà una scuola materna e un museo dei quali la gestione sarà passata al comune e a Fondazione Iris. Ci sarà molto altro… Iniziative e programmi che soltanto un’azienda che appartiene a un’economia solidale può fare.

A Casteldidone, un paese della bassa cremonese, di 600 anime, che con il suo castello testimonia la storia di un feudo ormai lontano, sta per sorgere un pastificio unico al mondo. Si svilupperà su una superficie di 14.724 metri quadrati e sarà una costruzione a bassissimo impatto ambientale, costruita con materiali in prevalenza riciclabili. Il cemento sarà ridotto al minimo, si troverà soltanto nelle colonne portanti; gli altri materiali usati saranno legno, acciaio, vetro, canapa e formelle di argilla cotte in fornaci locali. L’intera stabilimento sarà alimentato da energia rinnovabile con un risparmio del 60% rispetto ai consumi odierni del pastificio Nosari di Piadena (CR); il tetto sarà ricoperto di pannelli fotovoltaici che, insieme con i giardini pensili, contribuiranno alla coibentazione dell’edificio.

Meno 60% di consumi rispetto al pastificio ancora in funzione. Sì, il nuovo pastificio di Casteldidone andrà a sostituire il vecchio pastificio. Titolari del vecchio e del nuovo la Cooperativa Iris… ma mi verrebbe da dire più correttamente una proprietà mutualistica, un bene comune in quanto finanziato da tutti quei risparmiatori che condividono con Iris la crescita economica comunitaria, il biologico, l’ambiente. Infatti, per realizzare questo progetto che richiede un impegno finanziario di circa 20 milioni di euro, ancora una volta, come in passato, Cooperativa Iris chiede il sostegno di chi crede nei suoi valori.

“La mutualità è il principio sul quale si fonda tutto il lavoro di Iris”, afferma Fulvia Mantovani, vicepresidente della cooperativa. “La scelta di aprirci e rinnovarci, emettendo azioni mutualistiche è data dalla volontà dei soci lavoratori di dare respiro al progetto Iris, trovando la forza per un nuovo investimento. Il pastificio Nosari di Piadena acquisito da Iris nel 2005, risale al 1925 ed è ormai troppo vecchio, ha altissimi costi di produzione. Inoltre, il sisma in Emilia del maggio 2012, che si è sentito anche a Piadena, ha danneggiato alcune attrezzature. La macchina per gli spaghetti è stata aggiustata con un investimento di 100mila euro, ma il danno principale è stata la mancata produzione per diversi mesi dopo il terremoto”, osserva Fulvia. Così la Cooperativa ha deciso di investire sulla costruzione di un nuovo pastificio, a 9 chilometri dalla cascina di Calvatone dove Iris ha la sede, e per farlo ha modificato il proprio statuto dando spazio a nuovi “soci finanziatori” attraverso lo strumento delle azioni mutualistiche, per aumentare il capitale sociale.

“Se acquisti solidale migliori il mondo”, è il motto che anima chi crede in una politica orientata verso un’economia alternativa. E Francesco Gesualdi, autore di diversi libri che propongono un sistema socioeconomico nuovo sostiene: “Si scrive consumo critico, si pronuncia controllo democratico; (…) la politica si fa in ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel tempo libero. Scegliendo cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o no, sosteniamo una economia solidale e dei diritti o una economia di sopraffazione reciproca”.

Non c’è dubbio che il nuovo pastificio Iris si propone come economia solidale e dei diritti.

“Si tratta di un esperimento di gestione pubblico-privata, in una convivenza di socialità, educazione e produzione”, aggiunge Maurizio Gritta, presidente di Cooperativa Iris. Il progetto che dovrebbe essere realizzato entro i primi mesi del 2015 è stato disegnato dallo studio Mario Filocca di Seregno, bassa Brianza, a fronte di un bando indetto tra 4 studi di architettura. “L’architetto Filocca si è dimostrato più vicino al nostro pensiero e in sintonia con le nostre aspettative per un’architettura ecologica”, spiega. La cooperativa sta lavorando in condivisione con lo studio per garantire la totale trasparenza del progetto. Accanto allo stabilimento produttivo troveranno spazio un parco pubblico attrezzato per i disabili, una scuola materna, a disposizione del Comune e un edificio polifunzionale, una torre composta da 5 piani tondi da 280 metri quadrati l’uno, gestita da Fondazione Iris, che ospiterà un museo, una biblioteca, una mensa biologica e una sala convegni.

Fondazione Iris è un’altra “creatura” concepita dai soci di Cooperativa Iris per diffondere cultura biologica e dei beni comuni quali aria, acqua, terra e sapere. Un altro tassello che compone il puzzle in costruzione da parte di persone che da più di trent’anni, con piccoli passi e una marcia costante, dimostrano che esistono strade socioeconomiche alternative a quelle tradizionali.

Ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2015 per sottoscrivere le azioni mutualistiche, emesse da Iris per un valore totale di 5 milioni di euro. Dall’inizio delle emissioni, nell’ottobre 2012, fino ad aprile 2013 il capitale raccolto è di 570mila euro, per 40 soci finanziatori i quali – così come i sici lavoratori che sono 30 – hanno diritto di voto nelle assemblee della cooperativa. Il taglio delle azioni è di mille euro l’una: “Abbiamo scelto un taglio piccolo proprio per garantire una maggiore accessibilità e non escludere nessuno”, sottolinea Paolo Morelli, socio fondatore di Iris. Per Paolo quest’investimento è una possibilità per consolidare Iris e fare spazio a nuovi posti di lavoro, “coerentemente con i nostri ideali, oltre che una forma di risparmio concreto e alternativo ai circuiti classici”.

Sono due le categorie di azioni mutualistiche emesse da Iris: la categoria A prevede una durata di 3 anni; la B di 5 anni. Entrambe sono del valore nominale di 1.000 euro l’una, ma cambia la remunerazione del capitale versato che è dell’1% lordo nel caso dell’azione di categoria A e del 2% lordo per la B. A garanzia della mutualità tra la cooperativa e i soci finanziatori, Iris ha vincolato il 10% dell’utile netto della cooperativa alla remunerazione delle azioni mutualistiche e, in base all’utile conseguito negli anni, il socio ha diritto a un’ulteriore remunerazione fino a un massimo del 5% del capitale versato”.

Il primo passo per sottoscrivere un’azione mutualistica di Iris è compilare la richiesta di sottoscrizione (il modulo si chiede direttamente a Iris). Una volta ricevuto il modulo, la cooperativa risponde dando formale accettazione della domanda; effettuato il versamento, il sottoscrittore diventa socio della cooperativa e ha diritto di partecipare all’assemblea. Per informazioni è possibile contattare Iris: 0375-97115, 0375-97057, www.irisbio.com

Un’operazione finanziaria, basata sul capitale delle relazioni, più che sul denaro, improntata alla massima trasparenza, che ha obiettivi comuni prima del profitto, che mira a produrre ottima pasta e a creare nuovi posti di lavoro. Un’operazione che volge uno sguardo al futuro, ma con la concretezza e la consapevolezza delle problematiche del presente.

“Ho 51 anni e mio figlio ne ha 23, siamo soci lavoratori di Iris,” racconta Pierangelo Pellini, responsabile dei magazzini del pastificio. “Sono un ecologista nato, guai a chi mi tocca l’agricoltura e gli animali! Noi siamo molto di più di un’impresa e il nostro non è un lavoro di routine, perché ci mettiamo impegno, volontà di migliorare, desiderio di soddisfare i clienti. Nel magazzino del vecchio pastificio siamo sacrificati, facciamo fatica a mettere in ordine le consegne; certo, quando in consiglio abbiamo ragionato sul nuovo stabilimento, l’impegno finanziario che ci si è prospettato ci ha fatto venire la pelle d’oca – tutt’ora è così – ma, alla fine, abbiamo visto il nuovo come una scelta obbligata”.

Un altro socio, Amos ha 57 anni e baffi fitti. Quarant’anni fa entrava in fabbrica come metalmeccanicodopo venti si è licenziato per fare il vivaista a Casteldidone; dalla scorsa primavera è diventato socio della Cooperativa Iris, “per contribuire all’acquisto di un pezzetto di terra a Calvatone”. E oggi, mentre la sua azienda agricola è in conversione per avviare una nuova produzione biologica, lui e la sua famiglia hanno messo da parte 20 azioni a marchio Iris: sono i mattoni del nuovo pastificio della cooperativa, che sorgerà proprio accanto al suo campo. “Ho aderito con grande convinzione a questo nuovo progetto che ci dà la possibilità di partecipare attivamente alla realizzazione del pastificio, finanziandolo con il nostro prestito sociale ed entrando a far parte dell’assemblea”, racconta.

Con la costruzione del nuovo pastificio, Cooperativa Iris ha l’obiettivo di triplicare la produzione di pasta: dagli attuali 70mila quintali all’anno si intende passare a circa 210mila. “Aumentare la produzione significa allargare la rete dei contadini che coltivano biologicamente la terra per la filiera Iris”, sottolinea Maurizio Gritta. Il nuovo pastificio rafforzerà la filiera Iris che già oggi conta su una rete contadina importante: sono oltre 60 gli agricoltori che lavorano con la cooperativa, 30 dei quali riuniti nell’associazione Biolanga, nella Valle Uzzone in provincia di Cuneo, www.biolanga.it. A tutti loro, Iris dà la possibilità di diventare soci della cooperativa e garantisce un contratto fisso, fornisce consulenza in campo e acquista il grano a un prezzo concordato. Dando così stabilità al capitale delle relazioni, contro la precarietà delle oscillazioni di Borsa.

E per quanto riguarda la vendita di pasta? Come sono state valutate le prospettive di mercato?

“Ritengo l’investimento del nuovo pastificio un passo straordinario di grande importanza,” dice convinta Linda Casani dell’ufficio commerciale estero. “Stiamo costruendo un’impresa industriale con caratteristiche ecologiche. Non avremo impatto ambientale, non inquineremo, consumeremo pochissima energia, manterremo l’ambiente intorno allo stabilimento qual era, anzi, andremo a migliorarlo… In pratica, aggiungiamo altri valori ai nostri prodotti. Dobbiamo far capire al mercato che questi sono valori aggiunti. Non penso, però, che sarà difficile dimostrare tutto ciò, perché nei Paesi del Nord  Europa hanno la cultura del biologico e dell’ambiente. In Germania, in Danimarca, in Svezia, anche in Francia già prestano molta attenzione all’imballaggio del prodotto, rifiutano la latta, per esempio e richiedono confezioni biodegradabili. Noi stiamo studiando imballaggi in fibra di legno, completamente riciclabili… Sono convinta che il mercato ci premierà.”

E ne siamo convinti anche noi perché dove ci sono alta produttività del capitale e del lavoro, competitività, professionalità nella vendita, trasparenza nel prezzo, eco-solidarietà, ottimi prodotti… dove si sommano molti valori l’impresa non può che avere successo.